STATO-PRIVATO: BINOMIO IN CONTINUA EVOLUZIONE



 In questo periodo segnato da una situazione sempre più marcata di recessione, si discute con rinnovato vigore del ruolo che lo Stato dovrebbe sostenere all’interno della nostra Società.
In effetti sia la struttura, sia la maniera di agire ed il modo di mantenere i contatti con quanti rappresentano il mondo privato sono ancora improntati secondo un metodo organizzativo stabilito e sviluppato nel periodo di crescita economica di alcuni lustri or sono.  In quel periodo, per effetto di quella frenesia espansionistica (a volte magari anche un poco sfrontata), esistevano i presupposti per organizzare la struttura statale quale essa è.  Infatti la grande mole di lavoro e la quantità di denaro in circolazione non solo permettevano ma, anzi, suggerivano un’attribuzione di determinati compiti e mandati direttamente allo Stato.
In poche parole: ‘Di lavoro e, di riflesso di denaro, ce n’era per tutti’.
Oggi, comunque, da molte parti si percepisce un malcontento che diventa vieppiù tangibile e molte voci indicano lo Stato come punto di partenza per invertire la rotta su cui l’economia in generale sta marciando.  Pur risultando chiaro che lo Stato da solo non può cambiare quel trend economico che oggi viviamo, resta altresì evidente che lo stesso un certo aiuto lo può in ogni caso fornire.  Al punto in cui oggi l’economia ticinese si trova e le cui esternazioni più evidenti si possono riassumere in una spirale sempre più vorticosa di fallimenti, licenziamenti, minor introiti finanziari (e fiscali), maggior tassi di disoccupazione (costi maggiori per la comunità), continue ristrutturazioni, ecc, risulta evidente che la staticità della struttura statale è ormai datata.
Ci si domanda quindi se una revisione dei compiti e delle relazioni Stato-Privato non sia d’obbligo ?!
Considerando che il livello dell’economia ticinese e dell’economia in generale è l’indicatore delle condizioni del mondo Privato e che lo stesso Stato, per questioni puramente legate alla sua stessa sopravvivenza, si deve appoggiare al Privato, urge una ridefinizione dei rapporti tra questi due mondi.  Uno dei passi in questa direzione è dunque rappresentato dalla correzione di rotta che lo Stato deve poter e saper fare.  In primo luogo esso deve, soprattutto a causa del contesto economico in cui ci troviamo, ridimensionarsi a solo organo amministrativo: di gestione, d’organizzazione e di controllo;  tralasciando d’occuparsi di questioni verso le quali il mondo Privato può benissimo far fronte (es.: progettazione, perizie, ..).  Senza contare che il Privato, proprio a causa di quelle continue ristrutturazioni e ottimizzazioni discusse in precedenza, può vantare un dinamismo ed un’efficienza superiori a quelle fornite dagli uffici statali corrispondenti.  Di conseguenza, e a questo proposito, si auspica un sempre minor coinvolgimento dell’apparato statale.
L’impressione che in taluni casi emerge circa l’esistenza di una certa competizione tra Stato e Privato non ha quindi più ragione di esistere.  I due mondi devono saper vivere in simbiosi aiutandosi a vicenda e sapendo cambiare i propri ruoli a seconda della situazione economica del momento, questo anche e soprattutto nell’interesse di tutta la Comunità.