ESISTE UN FUTURO ECONOMICO PER LE VALLI TICINESI ?



 La realtà economica delle valli ticinesi e della regione periferica in generale, già duramente toccata dalla recessione che si è abbattuta a livello globale, deve ora fare i conti con i nefasti risultati delle conseguenti ristrutturazioni e centralizzazioni sia di grosse imprese private sia di enti pubblici. Le ripercussioni di queste operazioni di ‘risanamento economico’ hanno avuto, ed hanno tuttora, degli effetti particolarmente negativi soprattutto per le regioni periferiche. La drammaticità di certe decisioni può essere ben immaginata se pensiamo che il budget di molte piccole comunità vallerane è costituito dagli introiti diretti ed indiretti provenienti dalla singola impresa insediata entro i limiti giurisdizionali del Comune. Risulta dunque inevitabile che le comunità periferiche, ed in particolare quelle vallerane, abbiano ad accusare dei contraccolpi in termini economici ed occupazionali assai più dolorosi che non quelli registrati nei centri. Tangibili esempi sono rappresentati dalla chiusura di molte attività che erano situate nell’area industriale di Bodio, come pure dalla progressiva centralizzazione di molti apparati pubblici a favore degli agglomerati urbani.
Considerando quanto esposto sinora, il destino delle regioni di periferia sembrerebbe destinato ad un lento ma inesorabile declino economico e ad un conseguente graduale spopolamento. 
L’unica possibilità parrebbe essere rappresentata da un’economia basata  su diverse forme di sovvenzione!
Parlare di un futuro economico per le valli ticinesi sembrerebbe dunque quasi anacronistico; alcuni esempi che testimoniano tuttavia della volontà di non far cadere certe regioni periferiche sotto un regime di sussidiarietà esistono. Si pensi ad esempio alle installazioni turistiche dell’Alta Valle Leventina che sono state portate a termine poco tempo fa, ai progetti legati alle terme di Acquarossa, all’insediamento di alcune società attorno all’ex-aerodromo militare di Quinto, all’insedia-mento di industrie su alcune aree industriali della Bassa Riviera, ecc. Questi esempi testimoniano di una tangibile volontà di ripresa e di rilancio economico che ricorda a tratti quell’indomito spirito combattivo tipico delle popolazioni vallerane d’altri tempi.

Tornando al titolo di questo articolo e analizzate le effettive potenzialità, si può comunque affermare che un futuro economico per le valli ticinesi esiste eccome.
Bisognerà però che questo futuro sia creato!
Oltre allo spirito combattivo, ‘imprenditoriale’, che bisognerà comunque sviluppare, giocheranno un ruolo determinante i seguenti aspetti: l’individua-zione e lo sviluppo dei campi d’attività in cui v’è ancora libertà di manovra; la coordinazione e l’organizzazione comune, globale, dei progetti di sviluppo; l’appoggio politico delle autorità a tutti i livelli; l’educazione a quello spirito ‘imprenditoriale’ (discusso in precedenza) indispensabile per affrontare il mondo economico moderno.
In particolare, l’individuazione dei campi d’azione ancora praticabili deve per forza passare dall’analisi delle situazioni morfologiche locali, dei servizi tuttora esistenti e dell’effettiva possibilità di sviluppo futuro.
L’economia moderna sta inoltre dimostrando che le soluzioni vincenti sono legate a specializzazioni locali che sottostanno a specifici dettami economico-strutturali regionali. 
La politica dei compartimenti stagni ha fatto il suo tempo!
Un tangibile sviluppo economico nelle valli ha dunque senso solamente se si individueranno le specifiche peculiarità di una data area (Comune o Comunità di comuni) e se quindi si intraprenderanno gli sforzi necessari allo sviluppo ed al mantenimento di ben specifiche attività consone alla data area. In questo senso già si intravedono delle nucleizzazioni di particolari campi d’atti-vità. L’industria del turismo invernale in Alta Valle Leventina, l’industria del ‘wellness’ in Media Blenio, le aree industriali principali in Riviera, le regioni ‘dormitorio’ in Bassa Riviera, ecc.
Risulterà quindi importante non creare doppioni inutili e controproducenti nei confronti dell’economia regionale, ma ricercare piuttosto una salda cooperazione in maniera di sfruttare al meglio le diverse offerte sparse sul territorio. Si intende quindi soprattutto uno scambio costruttivo a livello di comunicazione, di mezzi materiali, di marketing, ecc. Fondamentale importanza avranno quindi delle vie di comunicazione (transito merci e informazioni) all’altezza della situazione ed una coordinazione logica e ben organizzata.
Di capitale importanza sarà quindi il superamento di quei pregiudizi centenari e di quei campanilismi che nulla porteranno se non ad un rallentamento di un inevitabile processo di progressiva globalizzazione, necessario peraltro allo sviluppo di salde e sinergiche cooperazioni (magari sotto la forma di holding …).
Un cambio generale di mentalità s’impone quindi!

Ma oltre a quanto espresso, che dovrebbe rappresentare l’indi-rizzo di fondo futuro, bisognerà ricercare altri sbocchi, su altri livelli e magari anche solamente transitori, che possano pure concorrere ad un certo incremento dell’economia vallerana e di periferia.
Di capitale importanza sarà soprattutto il mantenimento dell’artigianato locale. A questo proposito bisognerà valutare, nel limite del possibile, l’adozione di forme di favoritismo (che rientrino tuttavia nei limiti dettati da un’etica di mercato praticabile) nei confronti degli artigiani insediati in loco. Una grande importanza rivestirà a questo livello il comportamento degli enti pubblici e delle autorità in sede di conferimento degli appalti.
Inoltre, il futuro economico delle valli abbisogna sempre e comunque dell’appoggio delle autorità cantonali, sia in termine di peso politico, sia per questioni legate alla localizzazione di certi apparati statali.
Riguardo al peso politico s’intende una maggiore protezione delle aree geografiche periferiche specialmente nei confronti di decisioni adottate a livello sia cantonale sia federale da istituzioni pubbliche oppure da grosse imprese private. A questo proposito si ricordano gli impieghi persi nelle FFS (ferrovia e centrali idroelettriche), la chiusura di determinate grosse industrie, la drastica riduzione delle attività militari e di quelle di polizia (cfr. Comune di Airolo). 
Quanto gli apparati politici non sono riusciti a fare o non hanno fatto per gli esempi elencati in precedenza, potrebbero cercare di farlo per altri imminenti progetti di grossa portata – AlpTransit su tutti – ma anche per piccoli programmi (ad es. il tanto ventilato Centro Chimico Autostradale).
Riguardo la questione della localizzazione di certi apparati statali s’intende inoltre la possibilità di decentralizzare talune sezioni (ad es.: forestale, agricoltura, alcune sottosezioni della Divisione Giustizia, manutenzione, ecc.) a favore delle regioni di periferia. Poiché ristrutturazione non significa necessariamente centralizzazione, bensì miglior organizzazione dei singoli scomparti. Le moderne tecniche di trasmissione dati permettono inoltre la dislocazione di innumerevoli attività senza la benché minima perdita di qualità circa il concetto di scambio informazioni tra i vari reparti, anzi verrebbero magari attenuate certe palesi manifestazioni di gelosia (‘porta a porta’) tra funzionari.

Quelli esposti sono solamente alcuni degli aspetti e delle soluzioni praticabili che ruotano attorno alla problematica ‘esiste un futuro economico per le valli ticinesi ?’.
Un’occasione per poter esprimere le proprie idee è data dal prossimo Congresso Cantonale MGPPD del 19 settembre a Lodrino, dove verrà creato un gruppo specifico che tratterà questa problematica e dove ciascuno avrà la possibilità di esporre le proprie idee.